I volontari di OCV al presidio di protesta contro il trasferimento improvviso delle persone detenute nell’Alta Sicurezza

Le parole del Presidente di OCV, Attilio Favaro.

Il commento dei volontari dei laboratori di cucito e falegnameria della Casa di Reclusione

di Emmanuela Bortoliero e Giorgio Rietti

Improvvisamente e con poco tempo abbiamo dovuto salutare dopo anni di lavoro insieme i frequentatori dei laboratori di cucito e falegnameria, come noi increduli e impauriti per il loro futuro. Il tempo di preparare un bagaglio minimo, un veloce saluto, lo sguardo con gli occhi lucidi e disorientati, quasi una tacita richiesta di aiuto, pur con la consapevolezza che non avremmo potuto fare niente per loro. Come più volte rimarcato, si interrompeva un rapporto costruito con impegno, tempo e pazienza ma che era diventato significativo per noi perché dava un senso alla nostra scelta di volontariato e importantissimo per loro che ci definivano come una seconda famiglia.

Con ognuno di loro avevamo costruito una relazione che si basava sulle diversità caratteriali, sul loro percorso di vita, sulle aspettative per il futuro, e sulla crescente fiducia nei nostri confronti, che consentiva loro di raccontarsi, di chiedere consiglio e di agevolare quando possibile, il loro rapporto con il mondo esterno complicato dalla burocrazia e dalle difficoltà relazionali con il tessuto sociale esterno.

Il sorriso con il quale ci accoglievano e le piccole premure che avevano erano per noi incoraggianti, davano un supporto al nostro desiderio di creare un clima sereno, di stimolare la loro creatività che si concretizzava e veniva riconosciuta in tutte le occasioni, mostre e mercatini per gli oggetti artigianali realizzati, dei quali cominciavano a essere parte attiva, qualcuno anche attraverso i permessi. Il loro successo era gratificante anche per noi, le attività nate come hobby diventavano gradualmente parte di un discorso di riabilitazione e di ritrovata autostima. Pensare che tutto si è interrotto così bruscamente è emotivamente impegnativo, perché anche da loro abbiamo imparato qualcosa. Ci resta la speranza di lasciare persone che hanno imparato di nuovo a esprimere le proprie emozioni con la consapevolezza che anche incontri occasionali come quelli legati al volontariato, possono contribuire ad avere fiducia. Per noi anche in una situazione destabilizzante è indispensabile continuare a dare un senso al nostro operato con ritrovata energia e consapevolezza dei propri errori.

*tratto da Ristretti Orizzonti del 16 febbraio 2026